Riforma, cosa succede adesso?

Dopo il boom di Lega e 5 Stelle facciamo il punto con il sottosegretario Luigi Bobba: «Il nuovo Governo potrà intervenire sui decreti legislativi e i provvedimenti amministrativi, ma non sulla legge delega, che può modificare solo il Parlamento. Noi in ogni caso fino a quando saremo in carica andremo avanti col lavoro» E adesso cosa ne sarà della Riforma del Terzo Settore? La debacle elettorale del Pd e la vittoria di 5 Stelle e Lega (entrambe le formazioni hanno votato contro la legge delega la n.106 del 6 giugno 2016) mettono in forse la conclusione dell’iter di completamento della norma (qui lo stato dell’arte così come ricostruito dal Forum del Terzo settore)? Abbiamo fatto il punto con il sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, il “padre” della riforma del Terzo settore. Bobba dopo due legislature e mezzo non entrerà nel prossimo Parlamento. Non è risultato infatti fra gli eletti del Pd in Piemonte.
Sottosegretario partiamo da un punto: attualmente il governo Gentiloni è ancora in carica e lo rimarrà sino al giuramento del prossimo Esecutivo…
Esatto. Le attività di ordinaria amministrazione sono tutte possibili. Quello che non possiamo fare per esempio sono nuove leggi oppure le nomine.
Voi state lavorando al completamente della Riforma. Qual è l’agenda?
Il decreto correttivo sul servizio civile universale è passato in Conferenza Stato-Regioni ed ora è all’esame delle commissioni parlamentari che possono dare un parere comunque non vincolante. Dopo di che tornerà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Ma ormai ci siamo.
Che correzioni introduce rispetto al decreto legislativo dello scorso anno?
Il decreto mira a rendere più efficaci alcune disposizioni, nonché a migliorare la funzionalità di alcuni organismi operanti nel sistema, quali la rappresentanza degli operatori volontari e la Consulta nazionale per il servizio civile universale. In particolare, si riconosce alle Regioni un ruolo più rilevante nella fase di approvazione del Piano triennale e dei Piani annuali, prevedendo che, prima della stessa approvazione, debba essere acquisita l’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, si rendono più chiare le modalità di elezione dei quattro membri della rappresentanza nazionale degli operatori volontari, specificando, tra l’altro, che ogni anno vengono eletti due dei quattro componenti la Rappresentanza nazionale, al fine di evitare il simultaneo rinnovo di tutti i componenti che inciderebbe negativamente sulla funzionalità dell’organismo.

di Stefano Arduino

da VITA.IT