Con le mani nel cotone

 

Ha l'andamento di un giallo ricco di colpi di scena e con una sorpresa finale. È una storia di liberazione e di riscatto di una giovane donna. Liberazione dal soverchio strapotere di un marito che le è stato imposto dalla famiglia e che la brutalizza quotidianamente con una violenza inaudita quanto gratuita. Riscatto attraverso il lavoro, che le consente di raggiungere quella autonomia economica che l'aiuta a spazzare via un passato di dolore e tribolazioni. Giunta dalla Sardegna in un piccolo centro dell'entroterra ligure, la protagonista è prigioniera di un universo maschile violento e ripugnante, dal quale si affranca solo grazie al lavoro alla filanda. La fabbrica rappresenta l'ancora di salvezza dove Franzisca ritrova se stessa e la sua dignità. Lì conosce un giovane sindacalista, di bell'aspetto e di grandi ideali, che la corteggia. Ciò non sarà sufficiente a farle cambiare idea sugli uomini ma, insieme all'affetto sincero di alcune amiche, le darà la forza per rinascere e chiudere i conti col passato. Nel viaggio conclusivo in Sardegna, la protagonista riabbraccia la madre e si riconcilia col padre morente, trovando anche la forza di ribellarsi alle ipocrite convenzioni, sotto le quali è ben nascosto l'egoismo dei parenti. Un libro aspro e crudo che ripercorre, a partire dall'inferno della violenza domestica, un cammino di riappropriazione di sé e di riscatto attraverso il lavoro e i suoi valori. Il linguaggio, con l'eccezione di qualche raro accento lirico, parla direttamente alla pancia del lettore, tramite il ricorso ad uno stile realistico caricato in chiave espressionista, laddove prevale, molto efficace, il registro olfattivo. Un libro per palati forti e per chi non si rassegna all'indifferenza dei nostri tempi. Caldamente consigliato a tutti, donne e...uomini.

Giada Campus, "Con le mani nel cotone", Pentagora, pp.214, euro 12

Riccardo Grozio