Ci voleva più coraggio


Dopo aver sentito il parere dell'esperto fiscale, Fabio Naldoni, proseguiamo il dibattito sulla Riforma del Terzo Settore, raccogliendo l'opinione di Luca Cosso, presidente del Celivo.

Con lui iniziamo subito, a partire da una domanda sul futuro dei CSV. Come cambieranno i Centri di Servizio per il Volontariato?
Premesso che siamo ancora in attesa dei trentacinque decreti, che dovrebbero dettare le regole operative della Riforma, è indubbio che per i Centri di Servizio per il Volontariato si apre una nuova stagione. Ci sono anche alcune contraddizioni. Da un lato si amplia la platea degli enti, dall'altro si limita l'azione strettamente ai volontari. C' è al momento un po' di confusione. Un esempio su tutti: la consulenza fiscale prestata alle organizzazioni si può considerare come destinata anche ai volontari? Speriamo che su questo, e su altri punti, venga fatta chiarezza.

La regionalizzazione dei Centri non rischia di accentrare tutto nei Capoluoghi di Regione, penalizzando i territori?
Nella Riforma non si parla di regionalizzazione. Sicuramente è auspicabile che i Centri mantengano la loro capillarità, sia per una questione funzionale, di vicinanza al territorio, sia per una questione prettamente economica.

I nuovi Centri non rischiano di nascere zoppi, con la contrazione delle risorse delle Fondazioni e l'allargamento della platea dei fruitori?
La certezza che le risorse siano sufficienti non c'è. Confrontiamoci in maniera serena. Andrà senz'altro fatto qualche ritocco. La platea rispetto al passato aumenta significativamente. Cerchiamo di chiarirci il più possibile per percorrere una strada comune, nell'ottica condivisa di promuovere, qualificare e aiutare il volontariato a crescere perché, alla fine, è una grande risorsa del nostro paese.

Anche se la governance resta al Volontariato, fra i i nuovi interlocutori dei Centri ci sono anche le Associazioni di Promozione Sociale. Non c'è il rischio che si crei un dualismo con le organizzazioni di volontariato?
Penso che questo sia un falso problema. Ci sono senz'altro grandi differenze anche perché la Aps sono strutturate in reti nazionali. L'importante è che ci sia rispetto da parte di tutti. Anzi, dirò di più, io credo che alla Riforma sia mancato il coraggio di andare sino in fondo. Si doveva superare totalmente la preesistente legislazione " a canne", che si fondava su confini giuridici che ormai non fotografano più la realtà.

Tenuto conto che sussistono una certa confusione e una diffusa intercambiabilità dei ruoli - Odv che erogano servizi a pagamento, Aps che forniscono servizi gratis, ecc. -, quale poteva essere allora la vera discriminante per definire il volontariato?
Molto semplicemente credo che si sarebbe dovuto distinguere nettamente, a prescindere dalle fattispecie giuridiche, fra ciò che è commerciale e ciò che è volontario e rivolto al bene comune.
E' legittimo l'allarme che abbiamo registrato da parte di alcune piccole organizzazioni che temono di essere penalizzate dall'incremento degli adempimenti previsto dalla Riforma?
Certamente questo potrebbe diventare un problema, anche se paradossalmente potrebbe essere più grave per le organizzazioni di media dimensione, che si troveranno ad affrontare gli stessi adempimenti dei grandi enti.

In certi casi però le realtà troppo piccole non rischiano addirittura di sparire e che, in conseguenza, si affermi sempre di più il volontariato individuale non strutturato?

Sicuramente, anche peggio. Esiste il rischio che si diventi "volontari" dell'ente pubblico, nelle pulizie dei giardini, delle strade e in altre forma di manovalanza, come accade purtroppo sempre più spesso. In relazione a questi fenomeni credo che si debba ripensare il concetto di volontariato. Occorre distinguerlo da attività occasionali seppure meritorie, come, ad esempio un gesto eroico, tanto per intenderci. Il volontariato implica regole e garanzie.

A conclusione di questa lunga riflessione, una domanda finale. Quale consiglio darebbe alle organizzazioni non profit che intendono mettersi in regola tempestivamente con le disposizioni della Riforma ?

Considerato che siamo in attesa dei decreti, suggerirei una certa cautela nell'adottare, in questo momento, specifiche misure che, nel giro di breve tempo, potrebbero rivelarsi superate o addirittura erronee. Per questo promuoviamo e promuoveremo, come Celivo, iniziative di approfondimento e di aggiornamento dedicate all'impatto della Riforma sugli Enti del Terzo Settore.