Le persone per salvare la cooperazione

di Mario Flamigni

Le virtù e i valori più significativi ed importanti delle cooperative sociali sono le risorse umane, le persone, gli uomini e le donne, e nello stesso tempo uno dei più gravi e più grandi limiti delle cooperative sociali sono le persone, gli uomini e le donne e l’organizzazione che si sono dati.

Parlo delle cooperative sociali della mia città e della mia regione quelle nelle quali, nel corso di oltre vent’anni, ho svolto tutti i ruoli, dall’ausiliario al responsabile delle risorse umane, dall’educatore al direttore di struttura, dal  formatore al coordinatore di servizio e per le quali, una nello specifico, sono stato amministratore per quattro mandati.

Ho sempre pensato, e continuo ancora a pensare, che le persone e l’organizzazione che esse si danno, possano essere le fondamenta di una diversa modalità lavorativa nonostante il lavoro che devono svolgere sia sempre vincolato a regole dettate da altri, esterni all’organizzazione, e al fluttuare, all’ondeggiare e allo svolazzare delle passioni, degli umori degli uomini e delle donne, interni all’organizzazione.

La storia delle nostre (perché ancora vi appartengo e perché ancora mi stanno a cuore) cooperative sociali non ha certo favorito lo sviluppo autonomo delle loro strutture organizzative. Non ne ha impedito l’affrancamento dal “peccato originale”, dall’essere il frutto di un “favore” a beneficio degli enti pubblici o di qualche “compagno” o “fratello” amico. La conseguenza è stata, che nonostante lo sviluppo dei settori lavorativi, l’ampliamento degli organici e gli aumenti di fatturato, le strutture organizzative non si sono modificate, non hanno saputo evolversi, trasformarsi, fiorire. In altre parole non hanno saputo o voluto aprire, nel vero senso della parola, le porte al nuovo che l’ampliamento portava con se. Non hanno voluto veramente crescere.

Ma non solo. Non hanno saputo salvaguardare quello di buono che internamente le caratterizzava e che stregò me, come altri, casualmente, più di vent’anni fa. Ma non solo. Hanno aderito senza neppure metterlo in discussione, a modelli lavorativi altri, diversi e distanti. Non hanno affrontato la riflessione sulla loro struttura organizzativa, sul rapporto tra lavoro e lavoratori, tra soci e struttura aziendale, tra valori e bisogni, perdendo nel tempo la loro identità, allargando il divario che oggi separa consigli di amministrazione e base sociale. Oggi le nostre cooperative sociali, schiacciate da servizi guadagnati al ribasso, sopravvivono stancamente e all’interno hanno prodotto, in termini politici, una delega in bianco ad un sempre più esiguo numero di candidati al Consiglio di Amministrazione da parte di soci sempre più smarriti e “concessioni amichevoli” da parte di Consigli di Amministrazione sempre più indecisi.

Un ritorno alle persone, agli uomini, alle donne, che sono il vero valore delle nostre cooperative, sembra essere l’unica strada per riaffermare modalità diverse di organizzare il lavoro e mettere in atto strumenti partecipativi e responsabili in ambito societario.

Rendere possibile l’oggi.