Viaggio nel cuore della cooperazione


Prosegue la nostra carrellata di interviste con i protagonisti del Terzo Settore Ligure. E' il turno di Valerio Balzini, segretario generale di Confcooperative Liguria.
Cominciamo con” Profugopoli”, il best seller di Mario Giordano, giornalista d’asssalto, non nuovo ad attacchi frontali contro il non profit, che denuncia il grande business dell'immigrazione gestito dalle cooperative.

Non le pare un po' timida la reazione del mondo della Cooperazione?
Forse è anche vero, siamo sotto attacco da più parti e forse anche poco coesi per sviluppare una reazione collettiva. Quello che posso dire con certezza è che senza immigrati il nostro Paese e  la Liguria, in particolare, sono  destinati, nel giro di qualche decennio, ad un inevitabile declino, di cui vediamo già oggi i primi segni. Occorre separare nettamente il problema dell'integrazione  da quello dell' illegalità. L’alternativa non è fra “accogliamoli tutti o espelliamoli tutti”. Integriamo invece nuove famiglie che possano rigenerare un tessuto sociale sempre più debole e vecchio.

Più in generale, la cooperazione, oggi sotto attacco dall' esterno, non ha anche gravi problemi interni, come la perdita di identità e del senso autentico dell'operare insieme?
Il valore del volontariato, che storicamente ha generato la cooperazione sociale, purtroppo è stato smarrito, mentre rimane ancora l’elemento portante e distintivo del settore, che è sempre più identificato, sia all’esterno che all’interno, come fornitore di servizi socio-sanitari. Spesso la cooperazione  sociale è considerata erroneamente come una risposta lavorativa costruita sui bisogni dei più deboli. Guai a pensarla così. Occorre  tenere ben saldo il valore del volontariato e l’ideale della costruzione di un società più giusta, in cui anche gli ultimi hanno un ruolo importante.

La risposta della Cooperazione agli scandali di Mafia Capitale  è stata la petizione “Stop alle false cooperative”, che ha raccolto 100.000 firme, cui ha fatto seguito la recente proposta di legge per cancellare le false cooperative. Cosa ne pensa?
Occorre bandire le cooperative spurie, che utilizzano questa  forma giuridica unicamente per ottenere vantaggi e produrre più utili per poche persone. Ma al di là di questo, occorre finalmente fare chiarezza su cosa si intende quando si parla di cooperazione sociale che non è più semplicemente un pezzo di welfare che il pubblico estrenalizza, ma un vero e proprio progetto di inclusione sociale, in cui l’innovazione gioca un ruolo centrale. Finita l’epoca delle commesse pubbliche, occorre rispondere direttamente ai bisogni dei cittadini e delle famiglie, creando, anche insieme all’Ente Pubblico, reti fiduciarie territoriali.

In tale contesto, cosa pensa della piaga sempre più frequente delle gare al ribasso, che nonostante tante buone intenzioni dichiarate dagli enti locali continuano a proliferare?
Purtroppo, il protocollo elaborato lo scorso anno da Confcooperative, Legacoop, Cgil, Cisl, Uil, per valorizzare la responsabilità sociale della cooperazione, il pieno rispetto dei contratti di lavoro e la possibilità di offrire opportunità lavorative alle cosiddette fasce deboli ha trovato fino ad oggi ancora troppo poco riscontro da parte degli Enti Territoriali. In compenso proseguono le gare al ribasso, con affidamenti a soggetti  che offrono, in taluni casi, gli stessi servizi, a un costo dimezzato abbattendo i trattamenti retributivi contrattuali e non assicurando né qualità né continuità nel servizio. Una situazione insostenibile che auspichiamo possa essere superata ripristinando momenti di programmazione e co-progettazione, così come previsto dalle Linee Guida della Regione Liguria. 

La storia della cooperazione in Italia è segnata dai frequenti interventi legislativi. In tale contesto come vede la Riforma del Terzo Settore promossa dal governo?
Una buona Riforma, anche se mi aspettavo qualcosa di più. In certi aspetti è persino un po’ timida. La nostra Legge Regionale, riconoscendo apertamente la funzione pubblica del Terzo Settore, è sicuramente più avanti.

Sul piano più locale, come sono i rapporti con la nuova Giunta Regionale?
Siamo ancora in una fase di studio. Mi aspetto perciò che si confrontino, anche in un ottica di discontinuità, con chi fa innovazione. Il banco di prova potrebbero essere I Bandi sull’inclusione sociale.

Si fa tanto parlare delle nuove frontiere della sharing economy come modalità cooperativa contemporanea. Non le sembra, al pari della CSR , un tema un po' troppo sopravvalutato con tanti convegni e poche esperienze concrete?
Ci sono sicuramente le mode e le parole alla moda che tanti, troppi, utilizzano come un accessorio trendy da gettare alla prossima stagione. Io credo che il tema dell’innovazione sociale sia quello che meglio coniughi l’anima storica del “cooperare” con le nuove esperienze della sharing economy e della CSR.

Riccardo Grozio